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Dati e Ricerca

Le informazioni raccolte nelle sezioni che seguono danno conto delle informazioni raccolte sul campo di Corviale.

L’obiettivo di questa seconda fase di lavoro del progetto TDZ è quello di costruire percorsi di sviluppo fondati anche sulla conoscenza diretta del territorio e sulle aspirazioni delle persone che lo abitano, assumendo la dimensione locale come spazio privilegiato di osservazione e innovazione sociale.

La fase di rilevazione dei bisogni insoddisfatti è stata concepita come momento centrale del percorso di ricerca. Attraverso un questionario semi-strutturato, la rilevazione ha inteso raccogliere dati empirici e testimonianze dirette per delineare una base conoscitiva utile alla progettazione di interventi concreti e condivisi. La rilevazione non ha alcuna pretesa di esaustività: il campione non è stato selezionato a priori e i rispondenti sono stati raggiunti attraverso l’invito diretto dei ricercatori sul territorio e il passaparola. L’obiettivo era tuttavia quello di raggiungere, in un tempo abbastanza limitato, un numero di rispondenti sufficiente ad individuare le caratteristiche essenziali dei nuclei familiari del quartiere, la loro condizione generale a livello abitativo, economico e lavorativo, e i loro bisogni principali rispetto ai servizi sul territorio.

Finalità della rilevazione

La raccolta dei dati ha avuto finalità multiple:

  • analizzare la composizione e la condizione economica dei nuclei familiari residenti nei due quartieri oggetto dell’indagine;
  • approfondire la situazione abitativa e quella lavorativa di chi è occupato e di chi è in cerca di impiego;
  • esplorare i bisogni percepiti dagli abitanti in relazione all’abitare, al lavoro e alla vita di comunità, evidenziando ciò che funziona, ciò che manca e ciò che dovrebbe essere rafforzato;
  • indagare l’accesso ai servizi pubblici e la percezione della loro qualità, individuando criticità e disuguaglianze territoriali.

Un elemento qualificante dell’indagine è l’integrazione tra dimensioni oggettive e soggettive: accanto ai dati socio-economici sono stati rilevati opinioni, aspettative e progetti professionali degli abitanti. Questa prospettiva mista consente di leggere la realtà territoriale non solo in termini strutturali, ma anche attraverso le rappresentazioni e le esperienze dei suoi protagonisti. L’obiettivo ultimo della rilevazione è andare oltre la mera funzione descrittiva del questionario: essa è concepita come dispositivo di attivazione sociale, capace di generare dialogo, consapevolezza e partecipazione. In tal senso, i dati raccolti rappresentano il punto di partenza per la costruzione di percorsi di formazione, lavoro e comunità, che vedano negli abitanti e negli attori locali i principali soggetti del cambiamento.

RICERCA DI CAMPO - CORVIALE

Metodologia

Obiettivi e strumenti di lavoro

L’obiettivo dell’indagine empirica sul campo era quello di indagare in modo integrato le condizioni abitative, socio-economiche e lavorative delle famiglie residenti nel quartiere, insieme alle percezioni soggettive dei cittadini in merito ai bisogni del territorio e al rapporto con le istituzioni.

Lo strumento del questionario permette di raccogliere dati quantitativi comparabili insieme ad informazioni qualitative e contestuali, legate alle rappresentazioni e alle aspettative degli abitanti.

Tale combinazione consente una visione articolata delle dimensioni materiali e simboliche che definiscono la vita quotidiana sul territorio. Oltre che dispositivo di rilevazione, il questionario è stato utilizzato come strumento di ascolto e interazione, capace di attivare il dialogo, sollecitare narrazioni e favorire processi di riflessione condivisa.

Struttura

Il questionario è strutturato in cinque macro-sezioni, ciascuna finalizzata ad indagare specifici ambiti di interesse:

  1. Composizione dei nuclei (numero di componenti, presenza di minori, disabilità, cittadinanza, livello di istruzione).
  2. Condizione economica (attraverso una stima del reddito mensile rispetto a soglie di riferimento e dell’eventuale accesso a sussidi pubblici).
  3. Condizione lavorativa (di ciascun componente maggiorenne o minore lavoratore, disoccupato o non occupato, pensionato; aspirazioni occupazionali connesse a specifici settori produttivi).
  4. Condizione abitativa (tipologia e condizione dell’alloggio, difficoltà a sostenerne i costi).
  5. Servizi sul territorio (percezione della loro qualità; bisogni ritenuti prioritari per migliorare la vita nel quartiere ed aspettative nei confronti dell’azione di Comune e/o Municipio).

In appendice, una domanda aperta dà voce agli abitanti, che esprimono i loro desideri, aspettative e proposte per il futuro del quartiere.

Somministrazione

Il questionario è stato somministrato tra marzo e settembre 2025 online (attraverso la piattaforma LimeSurvey, accessibile attraverso un link diffuso sui principali canali di comunicazione del progetto) ma principalmente in presenza, incontrando i cittadini presso il Comitato Inquilini Corviale – C.I.C., lo SPI-CGIL, l’AUSER Corviale e la Cooperativa Sociale H-Anno Zero, grazie alla collaborazione dei volontari, operatori e operatrici di sportello.

La presenza diretta di una ricercatrice durante la compilazione ha favorito una maggiore comprensione delle domande, riducendo il tasso di non risposta e consentendo di raccogliere osservazioni qualitative che arricchiscono il valore interpretativo dei dati quantitativi.

Dimensione dei nuclei

Dalla composizione numerica dei nuclei familiari rispondenti emerge che oltre la metà di essi sono di piccole dimensioni, composti da una (17) o due persone (22).

Il dato restituisce l’immagine di un contesto caratterizzato da una forte incidenza di nuclei unipersonali e di coppie, mentre quelli più numerosi risultano quantitativamente marginali.

Dal punto di vista analitico, la diffusione di nuclei di dimensioni ridotte nella zona urbanistica di riferimento rappresenta un elemento rilevante, in quanto può essere associata, da un lato, a una maggiore presenza di persone che vivono sole – potenzialmente più esposte a condizioni di isolamento e fragilità – e, dall’altro, a specifiche dinamiche demografiche, quali l’invecchiamento della popolazione, con effetti diretti sulla domanda di servizi e di welfare di prossimità.

Distribuzione dei nuclei rispondenti per numero di componenti

Totale: 192 individui in 75 nuclei

Distribuzione dei nuclei rispondenti per presenza di minori

Totale nuclei: 58. Totale minori: 30

Presenza di minori

Considerando i 58 nuclei composti da più di una persona, emerge una netta prevalenza di quelli che non includono minori (39 casi).

La presenza di un solo minore caratterizza 11 nuclei, mentre le configurazioni con due (5) o tre minori (3) risultano decisamente meno frequenti.

Nel complesso, la distribuzione osservata restituisce un quadro in cui la presenza di minori all’interno del nucleo familiare non rappresenta la condizione dominante, inserendosi in un contesto più ampio segnato dalla diffusione di nuclei di dimensioni contenute.

Disabilità

La presenza di persone con disabilità certificata dall’INPS riguarda 23 dei 75 nuclei rispondenti.

La quota di nuclei interessati indica una diffusione non marginale di bisogni di cura e di supporto, con potenziali ricadute sulla domanda di servizi socio-sanitari e di welfare di prossimità.

Presenza di persone con disabilità nei nuclei rispondenti

  Totale nuclei: 75

Povertà economica

 

La distribuzione dei nuclei familiari rispondenti rispetto alle soglie di povertà assoluta stabilite da ISTAT nel 2024, differenziate in base al numero di componenti, mostra che 36 nuclei si collocano al di sotto della rispettiva soglia, mentre 39 al di sopra di essa.

Il quadro complessivo appare quindi relativamente equilibrato; tuttavia, la presenza di una quota significativa di nuclei che si collocano al di sotto della soglia indica l’esistenza di condizioni di potenziale vulnerabilità economica che meritano attenzione.

In particolare, l’analisi disaggregata per dimensione del nucleo evidenzia come la collocazione al di sotto della soglia di riferimento sia maggioritaria (12 casi su 17) tra i nuclei unipersonali. Quote rilevanti si osservano anche tra i nuclei di tre componenti (8 su 20) e di cinque componenti (3 su 5).

Nei nuclei composti da due e quattro persone si evidenzia invece una prevalenza di situazioni al di sopra della soglia di riferimento, a fronte di una quota comunque non trascurabile di nuclei collocati al di sotto.

Nel complesso, i dati suggeriscono che la vulnerabilità reddituale attraversa nuclei di diversa composizione e non riguarda esclusivamente quelli più numerosi. In particolare, l’intersezione tra ridotte dimensioni del nucleo, accesso a sussidi e collocazione al di sotto della soglia di reddito ISTAT contribuisce a delineare un quadro di fragilità economica articolato, che assume forme differenziate e che richiede interventi che siano in grado di intercettare sia bisogni già manifesti sia condizioni di vulnerabilità latente.

Distribuzione dei nuclei rispondenti rispetto alle soglie di povertà assoluta ISTAT (2024), per numero di componenti


Totale nuclei: 75

Ricorso alle misure di sostegno al reddito da parte dei nuclei rispondenti

Totale nuclei: 75

Misure di sostegno economico

 

In relazione all’accesso a misure di sostegno economico, 29 nuclei dichiarano di beneficiare di tali strumenti, mentre i restanti 46 non segnalano il ricorso a forme di supporto economico.

Anche in questo caso il dato evidenzia una quota non marginale (circa ⅓) di nuclei che accedono a interventi di sostegno del reddito, suggerendo la presenza di condizioni di fragilità economica diffuse fra i rispondenti all’interno del contesto analizzato.

Condizione occupazionale

Tra i componenti dei nuclei familiari si rilevano 65 persone occupate su 173 (esclusi i 19 componenti minori), includendo anche forme di lavoro informale. Accanto a queste, 18 persone risultano disoccupate e in cerca di lavoro, mentre 15 non occupate e non alla ricerca attiva di un impiego.

Sono inoltre presenti 63 pensionati e 31 studenti. Il dato restituisce un quadro articolato della partecipazione al mercato del lavoro, evidenziando la compresenza, all’interno dei nuclei, di condizioni occupazionali differenti, nonché di fasi diverse del ciclo di vita dei componenti dei nuclei.

Condizione lavorativa dei componenti dei nuclei rispondenti


Totale componenti nuclei: 192

Tipo di occupazione dei componenti dei nuclei rispondenti


Totale componenti: 65

Caratteristiche dell’occupazione

 

Tra i componenti occupati (65), prevale il lavoro dipendente, che riguarda 51 persone.

Seguono 5 lavoratori indipendenti o liberi professionisti.

Sono inoltre presenti 4 persone che dichiarano di svolgere lavoro informale o in nero, 4 occupati con lavoro a chiamata e 1 persona con contratto a progetto o assimilabile.

Contratti di lavoro

Per quanto concerne la forma contrattuale, 26 persone risultano titolari di un contratto a tempo indeterminato a tempo pieno e 12 di un contratto a tempo indeterminato part-time.

Accanto a queste, si rilevano 10 persone con contratto a tempo determinato part-time e 3 con contratto a tempo determinato a tempo pieno, delineando una compresenza di forme di lavoro più stabili e di modalità contrattuali maggiormente esposte a discontinuità.

Forma contrattuale degli occupati dei nuclei rispondenti

 

 

Totale componenti: 65

Settore di attività degli occupati dei nuclei rispondenti

 

 

Totale componenti: 65

Settore di attività

In relazione al settore di attività, l’occupazione risulta concentrata principalmente nei servizi domestici presso famiglie (10), nel commercio (9), nel turismo e ristorazione (7), nelle costruzioni (6) e nell’industria manifatturiera (6).

Ulteriori ambiti occupazionali riguardano le attività caratterizzate da contenuto tecnologico (12), la sanità e l’assistenza sociale (5), i trasporti (4), l’arte, sport e intrattenimento (3), l’istruzione (2) e l’agricoltura (1).

Professioni utili in quartiere – Opinione dei rispondenti

In relazione alle figure professionali ritenute utili nel contesto di riferimento, la distribuzione delle indicazioni evidenzia un ampio consenso rispetto a profili legati alla cura, alla manutenzione e al lavoro di prossimità.

In particolare, si osservano livelli elevati di accordo (“d’accordo” e “molto d’accordo”) per le figure operanti nella manutenzione degli edifici, in quella di strade e spazi pubblici e nella cura del verde, così come per quelle impegnate nell’assistenza sociale domiciliare, nel settore sanitario e socio-sanitario, nella cura di persone non autosufficienti e nella cura di minori.

Un elevato livello di consenso emerge inoltre per le figure impegnate nel lavoro di comunità e per gli operatori di strada, a fronte di un dissenso molto contenuto. Valutazioni più articolate e distribuite si riscontrano invece per le figure legate ai servizi alla persona e alla gestione della vita quotidiana, come i lavori domestici e il disbrigo di commissioni quotidiane.

Le figure operanti nel commercio, nella ristorazione e nel turismo risultano infine caratterizzate da livelli di consenso più contenuti e da una presenza significativa di valutazioni negative, suggerendo una percezione meno condivisa del loro ruolo nel rispondere ai bisogni prioritari a Corviale.

Figure professionali ritenute utili per rispondere ai bisogni del quartiere Corviale

 

Disoccupazione e inoccupazione

In riferimento ai componenti dei nuclei familiari in condizione di disoccupazione o non occupazione, si rilevano complessivamente 33 persone, di cui 18 risultano precedentemente attive nel mercato del lavoro.

Questo dato segnala la presenza di traiettorie lavorative interrotte, più che una totale assenza di esperienza occupazionale.

Condizione di disoccupazione e inoccupazione dei componenti dei nuclei rispondenti

Totale componenti: 33

Tipologia dell’ultimo impiego svolto dai componenti precedentemente attivi

Totale componenti: 18

Ultimo impiego

In merito alla tipologia dell’ultimo impiego svolto, 11 persone risultano aver lavorato come dipendenti, 3 in maniera informale o in nero, 3 a chiamata e 1 con contratto a progetto.

Le esperienze lavorative precedenti risultano concentrate principalmente nei settori del turismo e ristorazione (7), del commercio (3), dei servizi domestici presso famiglie (2) e delle costruzioni (2), oltre a singoli casi in altri ambiti.

In questo contesto, l’occupazione non rappresenta necessariamente una condizione di stabilità, ma si colloca lungo un continuum che include forme di lavoro più tutelate accanto a modalità contrattuali e occupazionali esposte a maggiore discontinuità. La compresenza di contratti a tempo indeterminato, rapporti a termine, lavori part-time e forme di occupazione atipiche o informali segnala infatti una differenziazione nei livelli di protezione, nella continuità del reddito e nelle prospettive di stabilizzazione lavorativa, con ricadute dirette sulla sicurezza economica dei nuclei familiari.

Parallelamente, la disoccupazione e la non occupazione si configurano prevalentemente come momenti di interruzione di percorsi lavorativi già avviati, piuttosto che come assenza strutturale di esperienza, suggerendo l’esistenza di traiettorie segnate da discontinuità e vulnerabilità temporali.

La distribuzione delle tipologie di ultimo impiego, che include lavoro dipendente, lavoro informale, lavoro a chiamata e contratti a progetto, rafforza l’ipotesi di traiettorie “irregolari”, spesso associate a segmenti del mercato del lavoro caratterizzati da maggiore instabilità.

In tale prospettiva, assume rilievo anche la concentrazione delle esperienze lavorative, attuali e pregresse, in settori quali i servizi domestici, il commercio, il turismo e la ristorazione e le costruzioni, ambiti nei quali risultano più diffuse forme contrattuali flessibili, stagionali o a bassa tutela. Questa collocazione settoriale contribuisce a spiegare la frequenza di transizioni tra occupazione e non occupazione e la difficoltà di consolidare percorsi lavorativi continuativi.

Nel complesso, il profilo che emerge indica come la condizione lavorativa dei nuclei familiari sia il risultato di combinazioni dinamiche tra inserimento lavorativo, inattività e fasi di transizione, nelle quali il regime contrattuale e il settore di impiego rappresentano dimensioni cruciali, con effetti rilevanti sulla continuità del reddito e sulla capacità di pianificazione nel medio periodo. Tale articolazione richiama l’importanza di concepire il lavoro non solo in termini di status occupazionale individuale, ma come dimensione che, all’interno dei nuclei, contribuisce a strutturare equilibri economici e livelli di esposizione al rischio differenti.

Stabilità residenziale

Rispetto alla stabilità residenziale, la grande maggioranza dei nuclei familiari rispondenti dichiara di risiedere nel Municipio di riferimento da oltre cinque anni.

In particolare, 69 nuclei su 75 indicano una permanenza superiore a tale soglia, mentre solo 6 nuclei segnalano una residenza più recente.

Anzianità di residenza nel quartiere > 5 anni 

Totale nuclei: 75

 

Alloggio

Totale nuclei: 75

Tipologia di alloggio

In merito al tipo di alloggio si evidenzia fra i nuclei rispondenti una netta prevalenza di abitazioni di edilizia residenziale pubblica (ERP), che rappresentano la soluzione abitativa per 57 nuclei.

Quelli residenti in abitazioni di proprietà sono invece 13, mentre risultano più contenute le situazioni di affitto con contratto (4) e quelle di occupazione abitativa (1).

In relazione a tale dato, è tuttavia necessario sottolineare che la rilevazione è stata realizzata principalmente presso spazi interni al complesso di edilizia residenziale pubblica a Corviale, circostanza che può aver inciso sulla composizione dei rispondenti e, in particolare, sulla maggiore incidenza di nuclei residenti in alloggi ERP. Il dato va pertanto letto tenendo conto di questo elemento di contesto, che può aver contribuito a una sovra-rappresentazione di specifiche tipologie abitative.

Stato dell’abitazione

Per quanto concerne lo stato dell’abitazione, la maggioranza dei nuclei valuta le condizioni dell’alloggio buone (54 casi) o ottime (10 casi).

Tuttavia, emerge anche una quota non trascurabile di abitazioni giudicate in condizioni mediocri (10 nuclei) o pessime (1 nucleo).

Pur a fronte di una valutazione complessivamente positiva, la presenza di situazioni di criticità segnala l’esistenza, per alcuni nuclei, di probabili problemi manutentivi o strutturali, che possono incidere sul benessere abitativo, soprattutto nei casi di maggiore fragilità socio-economica.

Inoltre, è importante sottolineare che nei casi in cui le condizioni dell’abitazione sono state indicate come buone o ottime, i rispondenti hanno esplicitato di aver provveduto in autonomia al mantenimento del suddetto stato.

Distribuzione dei nuclei rispondenti per lo stato dell’abitazione dichiarato

Totale nuclei: 75

Difficoltà dei nuclei rispondenti nel sostenere i costi abitativi connessi ad affitto/mutuo

Totale nuclei: 48

 

Motivazione alla base delle difficoltà nell’affrontare i costi abitativi

 

Totale nuclei: 48

Sostenere i costi abitativi

In riferimento alla sostenibilità economica dei costi dell’abitare, 31 nuclei dichiarano di incontrare difficoltà nel sostenere le spese legate all’abitazione, mentre altrettanti non segnalano difficoltà. Ulteriori 13 nuclei indicano di non dover sostenere costi abitativi. Il dato evidenzia come una quota rilevante dei nuclei rispondenti sperimenti forme di pressione economica connesse all’abitare, in un quadro che risulta eterogeneo e differenziato.

Osservando le motivazioni alla base delle difficoltà nell’affrontare le spese abitative è possibile rilevare come il fattore più frequentemente indicato sia l’aumento del costo della vita, segnalato da 21 nuclei su 31. Seguono la riduzione o la perdita del lavoro (6 casi) e i problemi di salute (4 casi). Nel complesso, le risposte suggeriscono che le difficoltà nel sostenere i costi abitativi siano riconducibili prevalentemente a dinamiche di natura strutturale, più che a eventi isolati connessi alle biografie individuali, e risultino strettamente intrecciate alle condizioni economiche generali dei nuclei.

Il quadro abitativo che emerge dalla rilevazione è caratterizzato da una forte continuità della permanenza nel territorio, che non si traduce però automaticamente in condizioni di sicurezza o di benessere abitativo. La presenza di lungo corso convive, in molti casi, con margini limitati di intervento sull’abitazione, e con un’assunzione diretta di responsabilità nella gestione e nella manutenzione degli alloggi, soprattutto nei contesti di edilizia residenziale pubblica.

La valutazione generalmente positiva delle condizioni abitative si accompagna alla presenza di situazioni di criticità che, seppur non diffuse, risultano particolarmente rilevanti in relazione alle condizioni socio-economiche dei nuclei più esposti. In questo senso, la qualità dell’abitare appare come una dimensione diseguale, influenzata non solo dalle caratteristiche degli alloggi, ma anche dalla capacità dei nuclei di sostenere nel tempo costi, interventi e imprevisti.

Le difficoltà nel far fronte alle spese legate all’abitazione, riconducibili prevalentemente a dinamiche strutturali connesse all’aumento del costo della vita, indicano come l’abitare rappresenti un ambito centrale di vulnerabilità. Nel loro insieme, questi elementi suggeriscono che la continuità della residenza costituisce una risorsa importante, ma non sufficiente, richiamando la necessità di politiche capaci di integrare qualità abitativa, sostenibilità economica e supporto ai nuclei più fragili.

Servizi e assistenza

 

In relazione al ricorso ai servizi, l’analisi distingue tra le forme di assistenza fruite nel periodo della rilevazione e negli ultimi tre anni, considerando anche il livello di soddisfazione espresso dai nuclei familiari in merito. Questi elementi permettono una prima valutazione della percezione dell’offerta di welfare territoriale da parte dei nuclei familiari rispondenti per la Zona Urbanistica 15F Corviale.

 

Fruizione servizi al momento della rilevazione

In riferimento ai servizi fruiti dai nuclei familiari, la maggioranza (59 nuclei su 75) di essi dichiara di non beneficiare, al momento della rilevazione, di alcuna forma di assistenza.

Tra quelli che dichiarano di usufruire di servizi (16), 11 segnalano l’accesso ai servizi sociali, 1 al volontariato o al Terzo settore e 4 indicano di beneficiare contemporaneamente di entrambe le forme di assistenza.

 

Fruizione servizi negli ultimi 3 anni

La rilevazione relativa alla fruizione dei servizi negli ultimi tre anni restituisce un quadro più articolato.

I servizi maggiormente utilizzati dai nuclei rispondenti risultano essere i CAF (62 nuclei) e i comitati di quartiere (55), seguiti dai sindacati (28) e dai servizi sociali (26).

Meno frequente risulta il ricorso alla parrocchia (8), al volontariato (6), alle associazioni del Terzo settore (6) e alle cooperative (3). Solo 7 nuclei dichiarano di non aver fruito di alcun servizio nel periodo considerato.

Nel complesso, i dati evidenziano un ricorso diffuso a servizi di orientamento, supporto amministrativo e rappresentanza, nonché a forme di supporto informale e di prossimità, accanto a un accesso più contenuto ai servizi sociali in senso stretto.

Tipi di servizi di assistenza fruiti dai nuclei rispondenti al momento della rilevazione

Totale nuclei: 75

 

Distribuzione dei servizi fruiti da parte dei nuclei rispondenti negli ultimi tre anni

Livello di soddisfazione dei nuclei familiari per tipologia di servizio

 

Soddisfazione rispetto ai servizi

 

Il livello di soddisfazione espresso rispetto ai servizi fruiti mostra una valutazione complessivamente articolata e differenziata per tipo di servizio.

I servizi scolastici ed educativi per minori registrano prevalentemente giudizi di soddisfazione medio-alta (16 “abbastanza” e 4 “molto” su 21 risposte).

Analogamente, gli interventi per la non autosufficienza e la disabilità raccolgono valutazioni prevalentemente positive (13 “abbastanza” e 2 “molto” su 15).

Una valutazione tendenzialmente intermedia emerge invece per l’assistenza domiciliare a persone anziane (12 “abbastanza” su 14) e per la prima accoglienza/segretariato sociale (28 “abbastanza” su 33), mentre i servizi di formazione professionale e i centri sociali e ricreativi presentano una distribuzione più eterogenea delle risposte, con una presenza non trascurabile di giudizi di bassa soddisfazione.

Particolarmente critico appare il giudizio sui servizi abitativi, che registrano un numero elevato di valutazioni negative o poco soddisfacenti (10 “per nulla” e 25 “poco” su 46 risposte). Anche i sostegni economici mostrano una distribuzione polarizzata, con una presenza significativa di valutazioni basse (10 tra “per nulla” e “poco” su 17).

Nel complesso, i dati relativi alla fruizione di servizi di assistenza al nucleo familiare delineano un quadro in cui l’accesso ai servizi risulta più frequente nel medio periodo che nel momento attuale, suggerendo un ricorso spesso episodico o legato a specifiche fasi di bisogno. La centralità di servizi di orientamento e supporto amministrativo, insieme alle valutazioni critiche espresse nei confronti dei servizi abitativi e dei sostegni economici, evidenzia l’esistenza di bisogni strutturali che faticano a trovare risposte pienamente soddisfacenti. Tali elementi richiamano l’importanza di rafforzare l’integrazione tra servizi sociali, interventi di prossimità e politiche abitative, al fine di migliorare l’accessibilità e l’efficacia complessiva dell’offerta di welfare sul territorio

Servizi e interventi necessari

Le preferenze espresse dai rispondenti in relazione ai servizi e agli interventi ritenuti necessari nella zona urbanistica di riferimento forniscono indicazioni rilevanti per la programmazione di politiche e interventi locali futuri. L’analisi considera i settori indicati come prioritari dagli abitanti, le valutazioni dell’azione del Comune e del Municipio e il ruolo attribuito alle diverse figure professionali. In particolare, le domande riferite a questi aspetti consentivano la selezione di più opzioni di risposta nell’espressione di un livello di accordo, senza richiedere un ordine di preferenza; i dati vanno pertanto letti come indicazioni non mutuamente esclusive e non riconducibili a graduatorie rigide, ma come espressione di una pluralità di bisogni avvertiti come prioritari.

Settori prioritari di intervento

In riferimento ai settori prioritari in cui intervenire per migliorare la qualità della vita nel quartiere, le indicazioni dei rispondenti (chiamati a scegliere tre opzioni, senza doverle mettere in ordine di preferenza) si distribuiscono su una pluralità di ambiti.

Tra quelli più frequentemente indicati figurano la manutenzione e la pulizia dello spazio pubblico (52 indicazioni), la manutenzione edilizia (25) e la sicurezza urbana, comprensiva di illuminazione e presidio delle aree (15).

Accanto a questi aspetti, emergono indicazioni rilevanti in ambito sociale, quali l’assistenza alle persone indigenti (27), i servizi sociali e sanitari (15) e quelli per l’emergenza abitativa (13). Ulteriori ambiti segnalati riguardano il trasporto pubblico e la viabilità (19), la cultura e gli spazi ricreativi e di aggregazione giovanile (22), le attività di animazione territoriale e partecipazione dei cittadini (17) e il lavoro (11).

Risultano invece meno indicati la scuola e la formazione (3), la ristorazione e il commercio di prossimità (2) e infine lo sport e il tempo libero (1).

Le preferenze delineano una richiesta articolata, che combina interventi di natura materiale e infrastrutturale con azioni di carattere sociale e relazionale.

Preferenze rispetto agli interventi del Comune e del Municipio

Le indicazioni espresse  in relazione agli interventi che il Municipio o il Comune di Roma dovrebbe realizzare confermano un’attenzione marcata verso il miglioramento delle condizioni strutturali del quartiere e il rafforzamento dei servizi di supporto.

Tra le priorità più ricorrenti rientrano la cura della manutenzione dell’edilizia esistente (59 indicazioni) e l’aumento dei servizi socio-assistenziali (47).

Seguono il rafforzamento dei servizi per il contrasto al disagio giovanile (35), il potenziamento del trasporto pubblico (21) e l’ampliamento dell’offerta culturale (20).

Meno frequenti risultano le indicazioni relative all’aumento dei servizi sociali (12), dei corsi di formazione professionale (8), dell’edilizia popolare (7) e dei servizi ricreativi (6), mentre appaiono residuali quelle riferite ai servizi educativi (1) e ai servizi di orientamento e segretariato sociale (3).

In termini generali, le preferenze espresse delineano una richiesta di interventi strutturali e continuativi, percepiti come rilevanti per incidere sulle condizioni materiali e sociali del quartiere.

Settori prioritari di intervento per il miglioramento della qualità della vita nel quartiere

 

Interventi auspicati da parte del Municipio o del Comune  

 

Desideri e aspettative degli abitanti

Le risposte dei cittadini alla domanda aperta (sui loro desideri, aspettative e proposte per il futuro del quartiere) sono state sistematizzate e codificate rispetto alle tematiche ricorrenti, espresse in “etichette” (alcune risposte potevano essere associate a più etichette). Le occorrenze riportate in tabella indicano pertanto la ricorrenza dei temi e non il numero di rispondenti.

In generale, i desideri espressi appaiono fortemente orientati al miglioramento delle condizioni materiali e dei servizi (incluse la manutenzione edilizia e la cura dello spazio urbano).

Emerge inoltre il tema della percezione esterna del quartiere, rispetto al superamento dello stigma associato alla “periferia”, per un riconoscimento positivo del territorio e della sua “dignità”.

Vengono segnalate anche richieste legate alla tranquillità e all’attenzione pubblica sul territorio; desideri relativi alle opportunità per i giovani e alle possibilità lavorative nel territorio; espressioni di sfiducia o desiderio di allontanamento; nonché aspirazioni più personali che evocano “emancipazione”, “speranza di cambiamento” o il desiderio di “vivere bene insieme”.

Codice Etichetta sintetica ricodifica Descrizione interpretativa Sfumature analitiche e lessicali Esempi di risposta Occorrenze
1.1
Condizioni di tranquillità e attenzione pubblica sul territorio
Desideri legati alla protezione fisica, al controllo del territorio e al miglioramento della convivenza quotidiana.
sicurezza, controlli, forze dell’ordine, spaccio, vandalismo, senso civico, rispetto. Include richieste di ordine, regole e rispetto reciproco.
“Più controlli”; “Ridurre lo spaccio”; “Maggiore senso civico”
7
1.2
Percezione esterna del quartiere
Desideri di superare lo stigma e migliorare l’immagine esterna del quartiere, per sentirsi parte di un luogo riconosciuto e normale.
reputazione, immagine, pregiudizio, percezione, dignità del quartiere, non essere visti come pericolosi.
“Vorrei che Corviale non fosse visto come pericoloso”; “Rivalutare l’immagine del quartiere”
6
2
Manutenzione edilizia e cura dello spazio urbano
Riguarda la cura degli spazi fisici e delle strutture, la pulizia, l’illuminazione e la manutenzione ordinaria.
pulizia, facciata, palazzo, manutenzione, verde, strade, illuminazione, ristrutturare.
“Ristrutturare i palazzi”; “Più manutenzione e pulizia”
16
3.1
Miglioramento di servizi presenti nel territorio
Richieste di servizi pubblici legati al welfare, alla scuola, alla sanità e al sostegno alle famiglie.
servizi sociali, scuole, asili, sanità, centri anziani, sostegno, assistenza.
“Più asili e scuole”; “Maggiori servizi sociali”
19
3.2
Infrastrutture e mobilità
Domanda di trasporti, collegamenti, parcheggi, negozi e infrastrutture materiali.
trasporto, autobus, metro, strade, collegamenti, viabilità, negozi.
“Collegamenti migliori con il centro”; “Più linee di autobus”
5
4
Spazi di socialità e cultura
Desideri di luoghi e attività per l’incontro, la cultura, lo sport e la vita comunitaria.
spazi, centri, eventi, sport, cultura, teatro, socialità, aggregazione, giovani, anziani.
“Creare spazi di aggregazione”; “Centri per giovani”
5
Presenza e ascolto da parte delle istituzioni e partecipazione
Riferimenti alla necessità di essere ascoltati dalle istituzioni e coinvolti nelle decisioni.
ascolto, dialogo, partecipazione, ATER, municipio, comune, istituzioni, rappresentanza.
“Punto di ascolto con ATER”; “Più partecipazione dei cittadini”
7
6
Solidarietà e coesione sociale
Desideri di solidarietà, fiducia, collaborazione e senso di comunità tra i residenti.
solidarietà, unione, aiuto, comunità, vicinato, collaborazione, vivere insieme.
“Maggiore solidarietà fra residenti”; “Più collaborazione tra vicini”
2
7
Opportunità lavorative, servizi e prospettive future per i giovani residenti
Riguarda opportunità e spazi per i giovani, formazione, lavoro e futuro.
giovani, ragazzi, adolescenti, futuro, opportunità, formazione, educazione, inclusione.
“Più attività per i ragazzi”; “Formazione professionale per i giovani”
8
8
Possibilità lavorative nel territorio
Domande di occupazione, stabilità economica, dignità attraverso il lavoro e superamento della precarietà.
lavoro, occupazione, reddito, guadagnare, impiego, opportunità economiche, dignità.
“Più lavoro nel quartiere”; “Dare opportunità lavorative”
2
9
Desiderio di fuga e visioni pessimistiche
Espressioni di sfiducia, delusione o desiderio di abbandonare il quartiere.
scappare, andarmene, non cambierà, inutile, rassegnato, deluso.
“Vorrei scappare”; “Non cambierà mai niente”
2
10
Desideri di carattere personale/riscatto simbolico
Espressioni di carattere aspirazionale o morale, che evocano valori, speranze e desideri di riscatto simbolico. Non sono residuali, ma rivelano la dimensione affettiva e ideale del rapporto con il quartiere. Riguardano soprattutto i seguenti temi: casa di proprietà; risoluzione di problemi personali; questioni familiari.
emancipazione, speranza, rispetto, umanità, dignità, riscatto, futuro migliore, vivere bene, pace.
“Emancipazione”; “Speranza di cambiamento”; “Vivere bene insieme”
6
Non indicato/Non codificabile
4

Dall’indagine emerge un quartiere popolato prevalentemente da nuclei unipersonali e coppie, perlopiù residenti da molti anni e che vivono in abitazioni di edilizia residenziale pubblica (ERP). Una quota importante di essi si trova al di sotto della soglia di povertà. Al loro interno convivono spesso condizioni occupazionali differenti, legate anche a fasi diverse del ciclo di vita dei componenti dei nuclei. Accanto a una quota significativa di lavoro dipendente, la condizione di disoccupazione o non occupazione si configura prevalentemente come momento di interruzione di percorsi lavorativi già avviati, piuttosto che come assenza strutturale di esperienza. Rispetto agli impieghi considerati utili, le opinioni convergono su profili legati alla cura, alla manutenzione e al lavoro di prossimità.

Nel quartiere emergono con forza richieste legate ai servizi, alla manutenzione e al riconoscimento simbolico del quartiere. La domanda sociale si configura come composita e trasversale, articolandosi lungo traiettorie che intrecciano condizioni di vita, prospettive future e rapporto con il territorio. I bisogni non si manifestano esclusivamente come carenze puntuali, ma come fattori che incidono sulla stabilità quotidiana e sulla possibilità di costruire percorsi di autonomia e sicurezza nel tempo. Le aspettative espresse dai residenti contribuiscono a qualificare questa domanda, mettendo in evidenza una tensione tra l’esperienza concreta dell’abitare e il riconoscimento del quartiere come spazio legittimo e valorizzato. Vi è anche la domanda di maggiore presenza pubblica e di interlocuzione istituzionale continuativa, intesa come condizione per rafforzare la fiducia, la capacità di iniziativa e il senso di appartenenza. Le aspettative rivolte alle istituzioni non riguardano soltanto l’erogazione di interventi, ma chiamano in causa modalità di ascolto, accompagnamento e costruzione di relazioni stabili con la comunità locale.

L’esperienza di ricerca: riflessioni e relazioni

di Tiziana Nupieri

 

Il primo giorno in cui mi sono incamminata verso Corviale non sapevo bene cosa aspettarmi. Come accade a molti, anche a chi non lo ammette, la tensione verso le cosiddette “periferie” sembra arrivare prima di noi nei luoghi. Una metro da un capolinea all’altro, l’attesa di un autobus e ancora mezz’ora di viaggio: il tempo necessario per attraversare fisicamente e simbolicamente Roma. Sono le 9:30 del mattino, il bus si svuota man mano che ci si avvicina al capolinea. L’autista, con un tono a metà tra la curiosità e l’avvertimento, mi chiede se davvero devo scendere “proprio a Corviale”. Quando gli rispondo di sì, replica: “E che ci devi andare a fare?”. L’interrogativo, in quel momento, non riguarda soltanto il luogo, ma il fatto che io, come donna, stia per attraversarlo da sola. Non è l’espressione di un mio timore, ma una proiezione esterna, che richiama implicitamente temi di controllo, protezione e legittimità della presenza femminile nello spazio urbano. È una domanda che rivela come il pregiudizio non investa solo i luoghi stigmatizzati, ma anche i corpi che li abitano o li attraversano, e le scelte delle donne di muoversi autonomamente in essi.Da lontano appare il famoso “Serpentone”. Scendo al IV Lotto, proprio dove è collocato  il Comitato Inquilini di Corviale – C.I.C., un luogo che scoprirò presto essere un presidio sociale fondamentale, dove nessuno resta solo. È qui che ho appuntamento con Adriano Sias, consigliere del Municipio XI, cresciuto a Corviale e – come ho capito sin da subito – legato a quel luogo visceralmente. Da quel momento in poi, Adriano sarebbe diventato la mia “spalla” in questo viaggio di ricerca.

Il C.I.C. è animato da una rete di associazioni e persone che quotidianamente si prendono cura di Corviale: lo Sportello Sociale SPI-CGIL, l’AUSER, la Cooperativa Sociale H-Anno Zero, estendendosi anche all’esterno al Punto di ristoro Campanella, l’associazione Donne per Corviale, sino al Monastero di Corviale situato al quarto piano del Lotto II. E poi ci sono Raffaella, Pino, Roberto, Salvatore e Cristina che hanno accompagnato le mie giornate di lavoro con gioia e disponibilità.

Nei mesi da marzo a settembre 2025 ho trascorso diverse mattinate tra questi spazi, accogliendo e accompagnando gli abitanti nella compilazione del questionario. Molti di loro arrivavano con curiosità, altri con diffidenza; quasi tutti restavano volentieri a parlare, raccontando le proprie esperienze di vita e di lavoro, le difficoltà ma anche le vittorie e gioie quotidiane: un figlio/a laureato/a a pieni voti, un nipotino/a appena nato/a, una pensione dopo tanto tempo giunta, o un nuovo lavoro dopo un periodo più o meno lungo di disoccupazione. La compilazione diventava spesso un’occasione per riflettere collettivamente su cosa significhi “vivere a Corviale” o cosa significa viverci oggi rispetto agli anni ‘90, e i bisogni e i desideri connessi a quel luogo.

Grazie alla collaborazione con le realtà che animano il C.I.C., la somministrazione dei questionari si è spesso trasformata in un’intervista o in una raccolta di storie di vita.

Ciò che il lavoro a Corviale ha lasciato in me è l’idea di un luogo in cui la dimensione materiale della fatica quotidiana, nell’ultimo periodo acuita a causa del tema “casa”, convive con una forte vitalità sociale e una rete di solidarietà diffusa. In molti abitanti ho colto il desiderio di essere riconosciuti e ascoltati, di poter contribuire alla costruzione di un’immagine diversa di Corviale, non più solo quella della marginalità, ma quella di un luogo attraversato da relazioni, energie e competenze spesso poco valorizzate.

La somministrazione del questionario a Corviale non è stata soltanto una fase della ricerca, ma un vero e proprio momento di costruzione condivisa  di conoscenza e scambio partecipato. L’esperienza sul campo ha rivelato come, dietro la materialità imponente dell’edificio, si intrecci una trama complessa di relazioni, solidarietà e significati, che fanno del quartiere un laboratorio sociale vivo e in continua trasformazione. Mi piace pensare che, anche se solo per un breve periodo, la mia presenza abbia potuto inserirsi in questo processo di costruzione del riconoscimento contribuendo, insieme agli abitanti, a restituire valore e voce a un territorio troppo spesso raccontato solo attraverso le sue fragilità o idealizzato in immagini sacralizzate di “edificio tempio”, che fanno dimenticare che al suo interno vivono persone.