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Dati e Ricerca

Le informazioni raccolte nelle sezioni che seguono danno conto delle informazioni raccolte sul campo di Tor Bella Monaca.

L’obiettivo di questa seconda fase di lavoro del progetto TDZ è quello di costruire percorsi di sviluppo fondati anche sulla conoscenza diretta del territorio e sulle aspirazioni delle persone che lo abitano, assumendo la dimensione locale come spazio privilegiato di osservazione e innovazione sociale.

La fase di rilevazione dei bisogni insoddisfatti è stata concepita come momento centrale del percorso di ricerca. Attraverso un questionario semi-strutturato, la rilevazione ha inteso raccogliere dati empirici e testimonianze dirette per delineare una base conoscitiva utile alla progettazione di interventi concreti e condivisi. La rilevazione non ha alcuna pretesa di esaustività: il campione non è stato selezionato a priori e i rispondenti sono stati raggiunti attraverso l’invito diretto dei ricercatori sul territorio e il passaparola. L’obiettivo era tuttavia quello di raggiungere, in un tempo abbastanza limitato, un numero di rispondenti sufficiente ad individuare le caratteristiche essenziali dei nuclei familiari del quartiere, la loro condizione generale a livello abitativo, economico e lavorativo, e i loro bisogni principali rispetto ai servizi sul territorio.

Finalità della rilevazione

La raccolta dei dati ha avuto finalità multiple:

  • analizzare la composizione e la condizione economica dei nuclei familiari residenti nei due quartieri oggetto dell’indagine;
  • approfondire la situazione abitativa e quella lavorativa di chi è occupato e di chi è in cerca di impiego;
  • esplorare i bisogni percepiti dagli abitanti in relazione all’abitare, al lavoro e alla vita di comunità, evidenziando ciò che funziona, ciò che manca e ciò che dovrebbe essere rafforzato;
  • indagare l’accesso ai servizi pubblici e la percezione della loro qualità, individuando criticità e disuguaglianze territoriali.

Un elemento qualificante dell’indagine è l’integrazione tra dimensioni oggettive e soggettive: accanto ai dati socio-economici sono stati rilevati opinioni, aspettative e progetti professionali degli abitanti. Questa prospettiva mista consente di leggere la realtà territoriale non solo in termini strutturali, ma anche attraverso le rappresentazioni e le esperienze dei suoi protagonisti. L’obiettivo ultimo della rilevazione è andare oltre la mera funzione descrittiva del questionario: essa è concepita come dispositivo di attivazione sociale, capace di generare dialogo, consapevolezza e partecipazione. In tal senso, i dati raccolti rappresentano il punto di partenza per la costruzione di percorsi di formazione, lavoro e comunità, che vedano negli abitanti e negli attori locali i principali soggetti del cambiamento.

RICERCA DI CAMPO - TOR BELLA MONACA

Metodologia

Obiettivi e strumenti di lavoro

L’obiettivo dell’indagine empirica sul campo era quello di indagare in modo integrato le condizioni abitative, socio-economiche e lavorative delle famiglie residenti nel quartiere, insieme alle percezioni soggettive dei cittadini in merito ai bisogni del territorio e al rapporto con le istituzioni.

Lo strumento del questionario permette di raccogliere dati quantitativi comparabili insieme ad informazioni qualitative e contestuali, legate alle rappresentazioni e alle aspettative degli abitanti.

Tale combinazione consente una visione articolata delle dimensioni materiali e simboliche che definiscono la vita quotidiana sul territorio. Oltre che dispositivo di rilevazione, il questionario è stato utilizzato come strumento di ascolto e interazione, capace di attivare il dialogo, sollecitare narrazioni e favorire processi di riflessione condivisa.

Struttura

Il questionario è strutturato in cinque macro-sezioni, ciascuna finalizzata ad indagare specifici ambiti di interesse:

  1. Composizione dei nuclei (numero di componenti, presenza di minori, disabilità, cittadinanza, livello di istruzione).
  2. Condizione economica (attraverso una stima del reddito mensile rispetto a soglie di riferimento e dell’eventuale accesso a sussidi pubblici).
  3. Condizione lavorativa (di ciascun componente maggiorenne o minore lavoratore, disoccupato o non occupato, pensionato; aspirazioni occupazionali connesse a specifici settori produttivi).
  4. Condizione abitativa (tipologia e condizione dell’alloggio, difficoltà a sostenerne i costi).
  5. Servizi sul territorio (percezione della loro qualità; bisogni ritenuti prioritari per migliorare la vita nel quartiere ed aspettative nei confronti dell’azione di Comune e/o Municipio).

In appendice, una domanda aperta dà voce agli abitanti, che esprimono i loro desideri, aspettative e proposte per il futuro del quartiere.

Somministrazione

Il questionario è stato somministrato tra marzo e settembre 2025 online (attraverso la piattaforma LimeSurvey, accessibile attraverso un link diffuso sui principali canali di comunicazione del progetto) ma principalmente in presenza, incontrando i cittadini presso Spazio Cantiere, laboratorio del Dipartimento di Ingegneria civile, edile e ambientale di Sapienza Università di Roma, il Caf USB in via dell’Archeologia e il CAF CISL in via del Torraccio di Torrenova, grazie alla collaborazione dei loro responsabili, operatrici e operatori.

Dimensione dei nuclei

Oltre la metà dei nuclei familiari rispondenti (41 su 72) sono formati da due o tre persone.

Quelli formati da una sola persona sono 15, mentre le famiglie più numerose (da 4 componenti in su) sono 16.

Inoltre, in più della metà dei nuclei (40 su 72) non ci sono minori.

Emerge dunque l’immagine di un quartiere caratterizzato in particolare dalla presenza di coppie e famiglie (talvolta con un genitore solo), di cui all’incirca soltanto nella metà dei casi ci sono figli (talvolta grandi).

Distribuzione dei nuclei rispondenti per numero di componenti

Totale: 184 individui in 72 nuclei

Distribuzione dei nuclei rispondenti per presenza di minori

Totale nuclei: 57. Totale minori: 28

Presenza di minori

Sui 57 nuclei composti da più di una persona, più dei due terzi (40) non includono minori.

Questi sono in totale 28: in 10 casi sono gli unici in famiglia e solo in 3 casi vi sono nuclei 3 o più minori.

La presenza di minori riguarda dunque una minoranza delle famiglie, in un contesto caratterizzato dalla prevalenza di nuclei formati da una o due persone.

Disabilità

La presenza di persone con disabilità certificata dall’INPS riguarda 23 dei 75 nuclei rispondenti.

Oltre un terzo del totale (27) sono i nuclei al cui interno è presente una persona con disabilità certificata dall’INPS (ad almeno il 66%).

Si tratta di una quota significativa, che si traduce in una situazione alquanto diffusa di disagio o vulnerabilità a carico degli individui e delle loro famiglie, chiamate a farsene carico.

Presenza di persone con disabilità nei nuclei rispondenti

Totale nuclei: 72

Povertà economica

 

Il reddito disponibile dichiarato – messo a confronto con le soglie ISTAT – evidenzia che ad essere in maggiore difficoltà sono i singoli (solo 3 su 15 con un reddito superiore a 1000 euro) e le famiglie con tre componenti (13 su 15 si trovano al di sotto della soglia di 1650 euro al mese).

Anche la metà dei nuclei formati da due, quattro e sei componenti si trova al di sotto della rispettiva soglia.

Ciò significa che a trovarsi in difficoltà, quando non in situazione di vera e propria povertà (relativa o assoluta), sono 45 nuclei su 57, ovvero la maggioranza assoluta.

La vulnerabilità reddituale è dunque una condizione non solo diffusa, ma prevalente.

Distribuzione dei nuclei rispondenti rispetto alle soglie di povertà assoluta ISTAT (2024), per numero di componenti

Totale nuclei: 72

Ricorso alle misure di sostegno al reddito da parte dei nuclei rispondenti

Totale nuclei: 72

Misure di sostegno economico

 

Oltre un quarto dei rispondenti (21 su 51) dichiara che egli o il proprio nucleo riceve un qualche tipo di sussidio economico.

Si tratta di una quota non indifferente, considerando anche coloro che raccontano di aver fatto domanda di sussidio ma di non averlo ricevuto, a segnalare una condizione diffusa di precarietà.

Condizione occupazionale

 

Un terzo dei componenti dei nuclei rilevati è occupato (talvolta in maniera informale).

Un altro terzo è composto da studenti o pensionati, non occupabili per definizione.

Il restante terzo, pur essendo in età da lavoro, non è attivo. Tale quota è equamente divisa fra chi è in cerca di un’occupazione e chi invece no.

Dunque oltre la metà delle persone in età da lavoro risulta non occupata.

Condizione lavorativa dei componenti dei nuclei rispondenti

Totale componenti nuclei: 184

Tipo di occupazione dei componenti dei nuclei rispondenti

Totale componenti: 67

Caratteristiche dell’occupazione

 

La stragande maggioranza (56 su 67) di chi lavora lo fa come dipendente e per lo più a tempo pieno e indeterminato.

Il lavoro autonomo rappresenta una minoranza (%), come pure la quota (6) di chi lavora a progetto, a chiamata o informalmente.

Contratti di lavoro

 

Delle 56 persone che lavorano come dipendenti, quasi i due terzi (34) hanno un contratto a tempo pieno e indeterminato.

Se si aggiungono le 9 persone con un contratto sempre indeterminato, ma part-time, si vede che il tempo determinato è una condizione minoritaria, equamente distribuita fra chi lavora a tempo pieno e parziale.

Di conseguenza, chi lavora come dipendente ha per lo più un contratto stabile.

Forma contrattuale degli occupati dei nuclei rispondenti

Totale componenti: 56

Settore di attività degli occupati dei nuclei rispondenti

Totale componenti: 67

Settore di attività

I due terzi di chi lavora è impegnato in uno dei seguenti ambiti: nel commercio (12), nella manifattura o industria (10), nel turismo e nella ristorazione (9), oppure svolgono un impiego dal contenuto tecnologico (13).

I trasporti, le costruzioni e l’agricoltura risultano del tutto marginali, mentre altri settori, come l’istruzione e i servizi domestici presso famiglie, hanno un’importanza limitata.

Professioni utili nel quartiere – Opinione dei rispondenti

Le opinioni dei rispondenti indicano fra i settori professionali su cui investire soprattutto (dichiarandosi “d’accordo” o “molto d’accordo”) la manutenzione di strade e spazi pubblici, la cura del verde e la manutenzione degli edifici, riflettendo così la preoccupazione per gli spazi comuni e i complessi in cui sorgono le proprie abitazioni.

Allo stesso tempo è diffuso l’accordo anche sulle figure impegnate nell’assistenza domiciliare, nella cura delle persone non autosufficienti, in quella dei minori e nei settori sanitario e socio-sanitario, a segnalare i bisogni connessi alla condizione di vulnerabilità di cui troppo spesso sono le famiglie a doversi fare carico.

In altri ambiti (cultura, interventi degli operatori di strada, ma anche sport e benessere) le opinioni sono distribuite in maniera quasi equivalente fra il polo positivo e quello negativo (“poco” o “per nulla d’accordo”). Quest’ultimo prevale invece rispetto a commercio, ristorazione, turismo e valorizzazione dei beni culturali, come pure rispetto ai lavori domestici.

Figure professionali ritenute utili per rispondere ai bisogni del quartiere Corviale

Disoccupazione e inoccupazione

 

Coloro che non lavorano si dividono a metà fra non occupati (28), ovvero persone che non sono alla ricerca di un impiego (molte delle quali per valide ragioni, come problemi di salute, età avanzata e difficile ricollocazione sul mercato del lavoro, necessità di prendersi cura dei figli o di un familiare non autosufficiente, ecc.), e disoccupati veri e propri, che invece dichiarano di desiderarlo (27).

Condizione di disoccupazione e inoccupazione dei componenti dei nuclei rispondenti

Totale componenti: 55

Tipologia dell’ultimo impiego svolto dai componenti precedentemente attivi

Totale componenti: 24

Ultimo impiego

 

Tra coloro che non sono attualmente attivi ma lo erano in precedenza, la metà aveva un lavoro dipendente, un quarto lavorava a chiamata, a progetto o in maniera autonoma, e un altro quarto in nero.

Le esperienze lavorative precedenti si concentrano maggiormente nel turismo e ristorazione (8), nel comparto sanità, assistenza sociale e servizi persona, e nell’attività manifatturiera e industriale (6). Il regime prevalente era quello di lavoro dipendente (16) e, in seconda battuta, informale (8), mentre le tipologie contrattuali più diffuse il tempo determinato part-time (11) e il determinato a tempo pieno (10).

La condizione di lavoro dipendente era quella prevalente nell’ultima occupazione anche per gli attuali disoccupati (anche se per lo più a tempo determinato e/o part-time). Inoltre, non è trascurabile il numero di chi non è occupato e non cerca lavoro. Rilevante anche il fatto che solo poco più della metà (32 su 55) di coloro che attualmente non lavorano era attivo in precedenza. 

Stabilità residenziale

 

La quasi totalità (69 su 72) dei nuclei risiede a TBM (e dintorni) da più di cinque anni. Per molti si tratta in realtà di decenni.

Anzianità di residenza nel quartiere > 5 anni 

Totale nuclei: 72

Alloggio

Totale nuclei: 72

Tipologia di alloggio

 

Quasi tre quarti dei rispondenti (ovvero 49 nuclei) vive in alloggi ERP, mentre poco più del 15% (12) ha una casa di proprietà. Una quota minore vive in affitto (perlopiù senza contratto: 7 su 9), mentre in 2 casi viene dichiarata un’occupazione abusiva dell’alloggio.

Tali numeri risentono del fatto che la rilevazione è stata condotta perlopiù a ridosso del complesso di edilizia popolare dell’R5, in particolare presso Spazio Cantiere, punto di riferimento per tale popolazione interessata dai lavori finanziati dal PNNR.

Stato dell’abitazione

 

Lo stato dell’abitazione è giudicato da quasi la metà dei rispondenti (35 su 72) “buono”. Parecchi sottolineano però che sono stati loro stessi (e non l’ente pubblico) a prendersi cura dell’alloggio attraverso manutenzione e migliorie nel corso del tempo.

L’altra metà dei rispondenti si distribuisce in maniera abbastanza uniforme fra le altre opzioni, con una leggera prevalenza del giudizio pessimo” (stato) rispetto a “mediocre” e “ottimo”.

Distribuzione dei nuclei rispondenti per lo stato dell’abitazione dichiarato

Totale nuclei: 72

Difficoltà dei nuclei rispondenti nel sostenere i costi abitativi connessi ad affitto/mutuo

Totale nuclei: 65

 

Motivazione alla base delle difficoltà nell’affrontare i costi abitativi

Totale nuclei: 23

Sostenere i costi abitativi

 

Dei nuclei rispondenti, 7 dichiarano di non dover sostenere costi legati all’abitazione. Per il resto, un terzo circa dichiara di avere difficoltà a sostenere tali costi. Trattandosi principalmente dell’affitto o del canone ERP, va tenuto conto che quest’ultimo a TBM per molti consiste in una cifra molto bassa.

Tale difficoltà viene ricondotta alla riduzione o perdita del lavoro (che comporta una corrispondente riduzione del reddito) in 10 casi, nell’aumento del costo della vita in 8, e in problemi di salute in 5 (che impediscono di lavorare come e quanto si vorrebbe e/o comportano spese impreviste).

La diffusa continuità della permanenza nel territorio non è dunque caratterizzata da un benessere abitativo generalizzato. Ciò a causa del limitato intervento sull’abitazione da parte dell’ente pubblico, che spinge i cittadini ad assumersi la responsabilità della gestione e della manutenzione degli alloggi.

Le situazioni di criticità sono minoritarie ma non residuali, a segnalare una diseguaglianza nelle possibilità di godere di un alloggio sicuro e pienamente funzionante.

Le difficoltà nel far fronte alle spese legate all’abitazione sono riconducibili principalmente alla dimensione economica e lavorativa, che risultano dunque dei determinanti sociali della condizione abitativa.

 

Servizi e assistenza

Se il ricorso ai servizi e all’aiuto sociale (associazioni di volontariato e del Terzo settore, parrocchie) rappresenta una risorsa fondamentale per una quota rilevante di nuclei del VI Municipio, allo stesso tempo la percezione dell’offerta di welfare territoriale appare spesso carente. 

Fruizione servizi al momento della rilevazione

Solo una minoranza dei nuclei rispondenti (7 su 64) dichiara di ricorrere, al momento, a qualche tipo di assistenza: in 5 casi si tratta dei servizi sociali, in 1 dell’aiuto fornito da realtà del volontariato/Terzo settore, e in un altro di entrambi.

Fruizione servizi negli ultimi 3 anni

Rispetto invece ai servizi fruiti negli ultimi tre anni, quelli dei CAF (Centri di assistenza fiscale) sono i più frequenti (63 occorrenze), anche se il ricorso a sindacati (di cui i CAF costituiscono uno dei servizi) è nettamente inferiore (15). I servizi sociali rappresentano il secondo tipo di risorsa più frequente a cui si è fatto ricorso (23 occorrenze), seguita, dopo i sindacati (15), dalle associazioni del Terzo settore (10), dalle parrocchie (9) e dal volontariato in generale (6).

Nel complesso, oltre ai servizi di assistenza fiscale, l’intervento dei servizi sociali non è assolutamente trascurabile, segnale di criticità e difficoltà certamente diffuse sul territorio, come conferma anche il ricorso a forme di sostegno più o meno formali per ovviare a criticità costanti o transitorie relative ai bisogni essenziali.

Tipi di servizi di assistenza fruiti dai nuclei rispondenti al momento della rilevazione

Totale nuclei: 71

Distribuzione dei servizi fruiti da parte dei nuclei rispondenti negli ultimi tre anni

Livello di soddisfazione dei nuclei familiari per tipologia di servizio

Soddisfazione rispetto ai servizi

 

Il giudizio rispetto ai servizi fruiti – con opinioni positive (“abbastanza” o “molto” soddisfatti) o negative (“poco” o “per nulla”) – si differenzia a seconda del tipo di servizio. L’opzione “abbastanza” risulta in quasi tutti gli ambiti quella più frequente (e spicca nel caso dei sostegni economici).

In particolare, le opinioni sono perlopiù positive rispetto ai servizi a cui gli abitanti hanno fatto maggiormente ricorso: quelli abitativi e i sostegni economici. La tendenza è tuttavia analoga anche rispetto ai servizi scolastici ed educativi per minori, a quelli per la formazione professionale, ai centri sociali e ricreativi e a quelli per gli anziani.

Fanno eccezione l’assistenza domiciliare per persone anziane (3 opinioni negative e 2 positive) e gli interventi per la non autosufficienza e la disabilità (con opinioni parimenti distribuite fra il polo negativo e quello positivo).

Il ricorso diffuso ai servizi che rispondono ai bisogni di base (casa e disponibilità economica) e a quelli educativo-formativi, segnala una situazione di precarietà che investe la vita quotidiana delle famiglie del territorio. Anche se questi bisogni trovano risposta, i giudizi meno entusiasti sulle situazioni di criticità rispetto ad anziani, non autosufficienti e disabili mettono in luce la necessità non solo di rafforzare e integrare i servizi sociali e quelli sanitari, ma più in generale le politiche di welfare.

Servizi e interventi necessari

Le preferenze espresse dai rispondenti in relazione ai servizi e agli interventi ritenuti necessari nella zona urbanistica di riferimento forniscono indicazioni rilevanti per la programmazione di politiche e interventi locali futuri. L’analisi considera i settori indicati come prioritari dagli abitanti, le valutazioni dell’azione del Comune e del Municipio e il ruolo attribuito alle diverse figure professionali. In particolare, le domande riferite a questi aspetti consentivano la selezione di più opzioni di risposta nell’espressione di un livello di accordo, senza richiedere un ordine di preferenza; i dati vanno pertanto letti come indicazioni non mutuamente esclusive e non riconducibili a graduatorie rigide, ma come espressione di una pluralità di bisogni avvertiti come prioritari.

Settori prioritari di intervento

La sicurezza urbana è la voce (38 indicazioni) su cui si sono concentrati i maggiori consensi. Tuttavia, pur nella consapevolezza della situazione specifica del quartiere, nella somministrazione si è fatto anzitutto riferimento all’illuminazione pubblica, che, senza costituire un vero e proprio deterrente nei confronti delle azioni criminali, contribuisce alla sensazione di sicurezza del cittadino. Ciononostante, gli abitanti hanno pressoché unanimemente formulato il problema della sicurezza facendo riferimento proprio allo spaccio di droga ed alla criminalità.

Rispetto alla manutenzione e pulizia dello spazio pubblico (30 occorrenze) è stato osservato che gli spazi comuni condominiali e le aree attorno agli edifici versano in condizioni di trascuratezza (e per questo alcuni dichiarano di cercare di prendersene cura in prima persona), il che aumenta fra l’altro il senso di abbandono e quello di pericolo. Un altro elemento degno di riflessione è il fatto che l’assistenza alle persone indigenti risulta il terzo ambito in ordine di preferenze (23), seguito dal lavoro (20). Questi due elementi fanno emergere il problema della povertà e, in più in generale, dell’instabilità economica – anche se il lavoro di per sé non sembra essere in cima alle preoccupazioni di molti.

Preferenze rispetto agli interventi del Comune e del Municipio

Riguardo le priorità che Comune e Municipio dovrebbero perseguire, gli abitanti hanno messo in evidenza alcuni bisogni e interessi che non avevano avuto un riscontro rilevante nelle altre risposte. Il caso più eclatante è sicuramente quello dei servizi per il disagio giovanile (40 occorrenze). In parte esso potrebbe essere ricondotto al bisogno di sicurezza e di offrire a ragazze e ragazzi possibilità che li distolgano da comportamenti devianti, oltre che ai più generali processi di socializzazione familiare e alla dimensione emotivo-psicologica, al contesto culturale, ecc. Spesso tale opzione è stata indicata dopo che i cittadini avevano potuto considerare tutte quelle proposte: l’ipotesi dunque è che si tratti di un bisogno meno tematizzato di altri (ovvero in parte inespresso) ma in realtà sentito dalla popolazione. Se l’offerta di formazione professionale (26 preferenze) e la cura dell’edilizia esistente (24) risultano rispettivamente la seconda e la terza opzione più indicate, una serie di servizi riferiti all’ambito socio-assistenziale, sociale, educativo e ricreativo rappresenta un nucleo rilevante la cui risposta potrebbe migliorare la qualità della vita nel territorio e, soprattutto, rappresentare una risposta alle fragilità e debolezze presenti.

Settori prioritari di intervento per il miglioramento della qualità della vita nel quartiere

 

Interventi auspicati da parte del Municipio o del Comune  

Desideri e aspettative degli abitanti

Le risposte dei nuclei intervistati alla domanda aperta su desideri, aspettative e proposte per il futuro del quartiere sono state sistematizzate e codificate rispetto alle tematiche ricorrenti, espresse in “etichette” (alcune risposte potevano essere associate a più etichette). Le occorrenze riportate in tabella indicano dunque la ricorrenza dei temi e non il numero di rispondenti.

Il tema più frequente è quello della sicurezza del territorio, percepito come pericoloso e preda dello spaccio. Le espressioni ricorrenti sono “ridurre lo spaccio”, “più controlli” o “più presenza delle forze dell’ordine”.

Un secondo ambito rilevante riguarda la manutenzione edilizia e la cura dello spazio urbano. Compaiono inoltre riferimenti ai servizi presenti nel territorio, alla presenza e all’ascolto da parte delle istituzioni ed alle opportunità per i giovani, seppur con frequenza inferiore.

Un elemento distintivo del contesto di Tor Bella Monaca è l’incidenza di espressioni di sfiducia e desiderio di fuga, che assumono forme esplicite come “vorrei scappare” o “non cambierà mai niente”. Tali risposte restituiscono una rappresentazione del rapporto con il quartiere segnata, in alcuni casi, da rassegnazione o disillusione. Sono infine presenti desideri di carattere personale o simbolico e una quota più elevata di risposte non indicabili o non codificabili, che può riflettere una difficoltà maggiore nel tradurre i desideri in richieste strutturate.

Codice Etichetta sintetica ricodifica Descrizione interpretativa Sfumature analitiche e lessicali Esempi di risposta Occorrenze
1
Condizioni di tranquillità e attenzione pubblica sul territorio
Desideri legati alla protezione fisica, al controllo del territorio e al miglioramento della convivenza quotidiana.
sicurezza, controlli, forze dell’ordine, spaccio, vandalismo, senso civico, rispetto. Include richieste di ordine, regole e rispetto reciproco.
“Più controlli”; “Ridurre lo spaccio”; “Maggiore senso civico”
23
2
Manutenzione edilizia e cura dello spazio urbano
Riguarda la cura degli spazi fisici e delle strutture, la pulizia, l’illuminazione e la manutenzione ordinaria.
pulizia, facciata, palazzo, manutenzione, verde, strade, illuminazione, ristrutturare.
“Ristrutturare i palazzi”; “Più manutenzione e pulizia”
12
3
Miglioramento di servizi presenti nel territorio
Richieste di servizi pubblici legati al welfare, alla scuola, alla sanità e al sostegno alle famiglie.
servizi sociali, scuole, asili, sanità, centri anziani, sostegno, assistenza.
“Più asili e scuole”; “Maggiori servizi sociali”
2
4
Spazi di socialità e cultura
Desideri di luoghi e attività per l’incontro, la cultura, lo sport e la vita comunitaria.
spazi, centri, eventi, sport, cultura, teatro, socialità, aggregazione, giovani, anziani.
“Creare spazi di aggregazione”; “Centri per giovani”
3
5
Presenza e ascolto da parte delle istituzioni e partecipazione
Riferimenti alla necessità di essere ascoltati dalle istituzioni e coinvolti nelle decisioni.
ascolto, dialogo, partecipazione, ATER, municipio, comune, istituzioni, rappresentanza.
“Punto di ascolto con ATER”; “Più partecipazione dei cittadini”
3
6
Solidarietà e coesione sociale
Desideri di solidarietà, fiducia, collaborazione e senso di comunità tra i residenti.
solidarietà, unione, aiuto, comunità, vicinato, collaborazione, vivere insieme.
“Maggiore solidarietà fra residenti”; “Più collaborazione tra vicini”
3
7
Opportunità lavorative, servizi e prospettive future per i giovani residenti
Riguarda opportunità e spazi per i giovani, formazione, lavoro e futuro.
giovani, ragazzi, adolescenti, futuro, opportunità, formazione, educazione, inclusione.
“Più attività per i ragazzi”; “Formazione professionale per i giovani”
5
8
Possibilità lavorative nel territorio
Domande di occupazione, stabilità economica, dignità attraverso il lavoro e superamento della precarietà.
lavoro, occupazione, reddito, guadagnare, impiego, opportunità economiche, dignità.
“Più lavoro nel quartiere”; “Dare opportunità lavorative”
2
9
Desiderio di fuga e visioni pessimistiche
Espressioni di sfiducia, delusione o desiderio di abbandonare il quartiere.
scappare, andarmene, non cambierà, inutile, rassegnato, deluso.
“Vorrei scappare”; “Non cambierà mai niente”
7
10
Desideri di carattere personale/riscatto simbolico
Espressioni di carattere aspirazionale o morale, che evocano valori, speranze e desideri di riscatto simbolico. Non sono residuali, ma rivelano la dimensione affettiva e ideale del rapporto con il quartiere. Riguardano soprattutto i seguenti temi: casa di proprietà; risoluzione di problemi personali; questioni familiari.
emancipazione, speranza, rispetto, umanità, dignità, riscatto, futuro migliore, vivere bene, pace.
“Emancipazione”; “Speranza di cambiamento”; “Vivere bene insieme”
3
Non indicato/Non codificabile
10

Dalla rilevazione emerge un quartiere popolato prevalentemente da nuclei familiari di piccole dimensioni, residenti di lungo periodo in abitazioni di edilizia residenziale pubblica (ERP) e con una presenza importante di persone con disabilità. Una quota significativa dei nuclei, in particolare quelli unipersonali e quelli formati da tre persone, è al di sotto della soglia di povertà. I componenti attivi lavorativamente sono un terzo del totale, in larga maggioranza dipendenti, spesso stabili e a tempo pieno. Il commercio e l’attività manifatturiera e industriale assorbono la maggior parte di essi. Anche chi è disoccupato viene perlopiù da un lavoro dipendente.

La situazione abitativa si caratterizza per la criticità nello stato di manutenzione dell’edilizia pubblica, a cui spesso gli abitanti provvedono direttamente. Il ricorso ai servizi e all’assistenza sociale risulta spesso fondamentale per una quota rilevante di nuclei. La soddisfazione nei confronti dei servizi tuttavia in molti casi sembra più dettata dalle basse aspettative degli abitanti e dalla possibilità che offrono di provvedere alla necessità di base. Emergono tuttavia dei bisogni insoddisfatti a livello delle situazioni di non autosufficienza, disabilità, assistenza domiciliare. L’azione pubblica in tali settori, insieme ai servizi di supporto al disagio giovanile, a quelli educativi e ricreativi e all’assistenza agli indigenti, viene dichiarata auspicabile. Anche l’inserimento in percorsi di formazione professionale e l’investimento sul lavoro vengono considerati prioritari. Tuttavia, a dominare nelle preoccupazioni degli abitanti sono anzitutto il problema della (in)sicurezza, dovuto al dominio criminale nel quartiere, quello della manutenzione edilizia e dello spazio pubblico, e quello relativo al futuro dei giovani. Conseguentemente, le figure professionali ritenute utili (anche se il tema del lavoro fatica ad emergere esplicitamente come prioritario) sono soprattutto quelle che dovrebbero provvedere alla manutenzione edilizia e degli spazi pubblici, alla cura del verde, ai servizi socio-sanitari.

Evidente è inoltre una rassegnazione diffusa che, nonostante sacche di resistenza, rischia di depotenziare tanto le rivendicazioni nei confronti delle istituzioni quanto l’azione collettiva in generale.

L’esperienza di ricerca: riflessioni e relazioni

di Matteo Finco

Arrivare a Tor Bella Monaca può richiedere poco meno di un’ora con la linea C della metropolitana. Il viaggio è lineare, ma a seconda del punto esatto che si vuole raggiungere, è l’ultimo tratto quello meno comodo: una volta usciti dalla stazione prescelta (Torre Angela, Torre Gaia o Grotte Celoni) bisogna aspettare un autobus, talvolta per più di un quarto d’ora, oppure farsela a piedi. Si può anche fare tutto il tragitto in autobus, a seconda del punto di partenza. Il rischio è comunque quello di impiegare un’ora e mezza per coprire una distanza (in linea d’aria) di 15 km dalla stazione Termini.

Fin dall’inizio, il luogo che ho frequentato di più è stato Spazio Cantiere, un laboratorio del Dipartimento di Ingegneria civile, edile e ambientale di Sapienza, punto di riferimento per gli oltre 1200 abitanti del complesso R5, interessato da lavori di ristrutturazione finanziati dal PNNR. I ricercatori (due ingegneri e un antropologo) qui ricevono gli abitanti (in particolare, ma non solo, coloro ai quali viene assegnato un altro alloggio altrove), spiegano il progetto e le tempistiche, ascoltano le loro necessità, difficoltà e perplessità, offrendo supporto e mettendoli in contatto con il personale dell’ufficio del Patrimonio e delle politiche abitative del Comune.

Durante la mia permanenza nella sala al piano terra del VI Municipio assegnato al laboratorio imparo a riconoscere chi torna più volte. Il volume di persone non è sempre elevato, ma ogni volta trovo qualcuno disposto a rispondere alle domande del questionario. La maggior parte delle persone con cui parlo vive in via dell’Archeologia (dove si trova l’R5) o dintorni. Molti ne approfittano per raccontare e raccontarsi, aggiungendo volentieri aneddoti o fatti personali e condividendo le difficoltà incontrate quotidianamente e a cui spesso non viene dato riscontro. Alcuni temi ricorrono: anzitutto lo spaccio di droga, una fonte di pericoli concreti e paura.

Dopo qualche settimana cerco altri punti di appoggio: inizio così a frequentare il Caf USB in via dell’Archeologia e quello CISL di via del Torraccio di Torrenova. In entrambi vengo accolto con grande disponibilità, interesse e gentilezza. Nel primo la situazione è simile a quella di Spazio Cantiere, visto che proprio in via dell’Archeologia si trova l’R5; nel secondo invece ho modo di incontrare, all’interno dello stesso Municipio, chi vive in un contesto differente, non in case popolari ma comunque in un territorio definito “periferico”.

Ogni volta che torno verso casa, magari dopo aver raccolto soltanto un questionario o due, rifletto su quello che le persone mi hanno raccontato e sulla loro condizione. Gli accenni frequenti alle difficoltà economiche, la quota non indifferente di disoccupati e di giovani che lavorano fin dalla tarda adolescenza, e soprattutto la tematizzazione del disagio nel vivere un quartiere spoglio, trascurato, mal conservato, povero della presenza delle istituzioni (oltre che economicamente), fanno da contraltare alle opinioni in larga parte positive rispetto ai trasporti e al commercio. Spesso rimango perplesso: penso che di autobus ce ne vorrebbero molti di più, e che avere qualche negozio intorno non aumenti la qualità della vita. Mi colpisce la diffusa disillusione rispetto alla possibilità che le cose possano cambiare, e mi meraviglio del fatto che in via dall’Archeologia un motorino bruciato rimanga vicino ai cassonetti per mesi. Ancor di più, mi stupisce vedere le volanti della polizia passare con una certa frequenza, e tuttavia sembrare non accorgersi delle giovanissime “sentinelle” dello spaccio che si nascondono dietro cassonetti e muretti e che, appena vedono le forze dell’ordine allontanarsi, fischiano come segnale dello scampato pericolo. Però soprattutto mi colpisce il diffuso attaccamento al quartiere: la maggior parte delle persone ci vive da lungo tempo o da sempre, e vuole rimanerci: sperando che qualcosa migliori, ma senza farsi illusioni.

Provare a tradurre i loro bisogni in dati che possano essere utili ai decisori politici diventa così un obiettivo, oltre che scientifico, civile. E se è un’illusione pensare, attraverso un questionario, di poter “dare voce” a chi di solito non ce l’ha, è proprio la disponibilità e la voglia di raccontarsi degli abitanti che rendono il tentativo ancor più necessario.