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Giovanni Caudo: “Serve costruire fiducia, non solo riqualificare gli spazi”

All’interno del ciclo di interviste del progetto Territori a Disoccupazione Zero, abbiamo incontrato Giovanni Caudo, consigliere capitolino e presidente della Commissione Speciale PNRR di Roma Capitale, per approfondire gli effetti dei programmi di rigenerazione urbana promossi con i fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza nei quartieri romani, e per capire come il progetto TDZ si integri in questo scenario.

Cantieri e trasformazioni: l’impatto del PNRR sulla vita quotidiana

“Purtroppo, in questo momento l’impatto sulla vita quotidiana è anche negativo, perché l’apertura dei cantieri ha messo a soqquadro l’ordinaria vita nei quartieri. Ma era indispensabile farlo.”

Caudo si sofferma in particolare su Tor Bella Monaca, dove gli interventi riguardano immobili “in parte insanabili e occupati”: per molte persone è la prima volta che vedono un intervento concreto per migliorare la loro condizione abitativa.

“A Tor Bella Monaca, come a Corviale, l’arrivo della gru è vissuto come l’inizio di qualcosa di nuovo. Anzi, nei quartieri se non si vede la gru, non si crede che la trasformazione sia reale.”

La presenza dei cantieri ha aperto un dialogo con i cittadini, che hanno cominciato a partecipare più attivamente ai momenti di condivisione, per determinare gli usi futuri degli spazi. “Una delle questioni chiave è proprio questa: coinvolgere gli abitanti fin da subito, per capire quali servizi si attiveranno negli spazi riqualificati, anche da un punto di vista sociale.”

A Corviale, ad esempio, alcuni interventi sono già visibili: “Il centro Campanella è in parte concluso, e il bar è diventato un punto di riferimento per il quartiere. È il segno che qualcosa può cambiare – e sta cambiando.”

Rigenerazione urbana: “Non solo trasformazioni fisiche, ma processi sociali”

Caudo sottolinea che i Programmi Urbani Integrati, come previsti dal PNRR, nascono per integrare trasformazione materiale e progettazione immateriale, ossia quella sociale. “In quartieri dove la fiducia nelle istituzioni era molto bassa, è fondamentale attivare percorsi di partecipazione.”

Nonostante i tempi molto ristretti del bando iniziale – pubblicato a dicembre e chiuso a fine febbraio – l’amministrazione ha successivamente promosso processi di coprogrammazione. “Da luglio a dicembre, a Corviale e Tor Bella Monaca sono stati attivati tavoli con tutti i soggetti del territorio. Si è cercato di capire in che modo gli interventi fisici potessero incrociare le esigenze reali dei cittadini.”

Questi tavoli hanno prodotto una relazione, che ha portato all’apertura della fase di coprogettazione con il Terzo Settore. “Sono stati attivati bandi per 1 milione di euro circa per ciascun territorio, a sostegno di proposte per servizi come il portierato sociale.”

Secondo Caudo, “questo percorso è stato molto concreto: i cittadini sanno che verrà fatto qualcosa che parte dalle esigenze da loro stessi segnalate.”

Lavoro e territori: “Territori a Disoccupazione Zero è un modello da sostenere”

Quando ricorda il primo incontro con il progetto Territori a Disoccupazione Zero, Caudo è molto diretto: “La cosa che mi convinse subito è che non si trattava di fare nuovi corsi di formazione, ma di lavorare sul campo, per incrociare le competenze delle persone con il fabbisogno di lavoro che c’è – e che aumenterà – proprio grazie agli interventi del PNRR.”

Caudo evidenzia come il progetto sia cresciuto e sia stato preso in carico con convinzione dall’Assessorato al lavoro: “Qualche giorno fa a Roma c’erano manifesti con scritto Tor Bella Monaca al lavoro. La parola ‘lavoro’ è cruciale. Non possiamo pensare a una rigenerazione urbana senza affrontare la domanda di lavoro, che resta la questione vera per molte persone in questi quartieri.”

Sottolinea anche la valenza sociale del progetto: “A Tor Bella Monaca, c’è una sfida evidente: competere con la criminalità, che spesso arruola i giovani. Se non offriamo un’alternativa concreta, la rigenerazione resta incompleta.”

Infine, Caudo colloca TDZ in una prospettiva europea: “Il progetto trae ispirazione dall’esperienza francese dei Territoires zéro chômeur de longue durée, una politica nazionale sostenuta con forti risorse pubbliche. Qui stiamo facendo una progettazione sperimentale, coinvolgendo sindacati, università, il Comune di Roma.”

Verso il 2026: “Costruire fiducia è il compito più importante

Guardando al futuro, Caudo evidenzia come il 2026 sia un anno cruciale: “Il giorno dopo che il PNRR si sarà concluso, dobbiamo trovarci con interventi funzionanti, con spazi attivi e con i cittadini coinvolti. È questo l’obiettivo da raggiungere.”

E conclude con un auspicio netto: “Non si tratta solo di trasformare edifici. Si tratta di restituire fiducia ai cittadini. Il Comune di Roma, su questo, si sta mettendo in gioco. E c’è motivo di sperare che il percorso stia andando nella direzione giusta.”