Creare nuove opportunità di lavoro e rafforzare i servizi di prossimità partendo dalle fragilità di periferie come Corviale e Tor Bella Monaca. Non concepite più come mere emergenze sociali, ma come punti di partenza per costruire nuove forme di occupazione legate alla cura delle persone, degli spazi e delle comunità. Questa la filosofia che anima il progetto “Territori a disoccupazione zero”, promosso dal Dipartimento di Scienze sociali ed economiche dell’università La Sapienza in collaborazione con Roma Capitale e ispirato all’esperienza francese dei “Territoires zéro chômeur de longue durée”, che prova a generare nuova occupazione partendo dai bisogni delle comunità locali. Il progetto si inserisce appunto nei Piani urbani integrati di Corviale e Tor Bella Monaca, programmi finanziati dal Pnrr per la rigenerazione delle periferie. E avrà vari “step”: si parte da una ricerca sul campo in entrambe le zone per analizzare le condizioni dei residenti. Si valuteranno quindi i servizi presenti e i bisogni ancora insoddisfatti. Da qui, poi, si offriranno risposte concrete: nuove opportunità di lavoro, nuovi spazi e servizi. I primi risultati dell’indagine saranno presentati l’8 giugno a Corviale e il 10 giugno a Tor Bella Monaca.
I NUMERI
Tra i quartieri coinvolti nel progetto c’è quindi Corviale, periferia sud-ovest della Capitale, noto per ospitare il “Serpentone”, un complesso abitativo lungo quasi un chilometro che negli anni è diventato il simbolo da un lato delle difficoltà economiche e sociali dei residenti, dall’altro però anche delle potenzialità di rigenerazione e partecipazione che un nuovo approccio a quest’area potrebbe garantire. Qui i ricercatori hanno incontrato 75 nuclei familiari e li hanno interrogati su qualità della vita, condizioni economiche e sul rapporto con i servizi del territorio. L’indagine, partita in realtà con l’analisi dei numeri dell’Edilizia Residenziale Pubblica, ha fatto emergere, su tutti, il dato riguardante la povertà: il 49,1% delle famiglie residenti a Corviale si trova sotto la soglia di povertà assoluta individuata dall’Istat per il 2024. Un quadro, questo, che trova conferma nell’indagine diretta: 36 intervistati su 75 dichiarano infatti di vivere una situazione di grave difficoltà economica. Si tratta di nuclei di composizione diversa, anche se la maggiore vulnerabilità riguarda le persone sole: 12 dei 17 nuclei unipersonali censiti risultano sotto la soglia di riferimento. E alle fragilità sociali se ne aggiungono anche altre: isolamento, disabilità, bisogni di cura e ricorso ai sostegni economici. Ben 23 nuclei dichiarano infatti la presenza di una persona con disabilità certificata dall’Inps, mentre 29 accedono a misure di sostegno economico. Ed è sul fronte dei servizi, soprattutto, che emergono alcune delle richieste più forti rivolte alle istituzioni: più welfare di prossimità, più servizi abitativi e maggiori percorsi di accompagnamento sociale.
Per Andrea Ciarini, professore associato di Sociologia economica alla Sapienza e responsabile scientifico del progetto, i dati raccolti dall’indagine a Corviale rappresentano «un punto di partenza per ripensare il rapporto tra bisogni del territorio e creazione di lavoro». «Territori a disoccupazione zero – continua Ciarini – nasce dall’idea che nei quartieri esistano bisogni insoddisfatti che possono diventare nuova domanda di lavoro: welfare di prossimità, cura degli spazi, servizi alla persona, economia sociale, manutenzione, rigenerazione urbana». «Non si tratta di adattare le persone a una domanda di lavoro che non c’è – conclude il professore – ma di costruire lavoro utile a partire da quello che manca nei territori».
Articolo tratto da Il Messaggero, Asia Buconi, 5 giugno 2026.
