Pavlina Tcherneva è economista e docente alla Bard College di New York. È tra le massime esperte internazionali del concetto di Job Guarantee – una proposta di politica pubblica che si propone di garantire a tutte le persone che lo desiderano un impiego dignitoso nel settore pubblico, collegando bisogni sociali e creazione diretta di lavoro. L’abbiamo intervistata nell’ambito del progetto Territori a Disoccupazione Zero.
Professoressa, può spiegareche cos’è un programma di Job Guarantee?
La Job Guarantee è il modo più diretto – e forse l’unico veramente completo – per affrontare il problema della disoccupazione. Al momento, il livello dell’occupazione è lasciato all’attività del settore privato e, occasionalmente, a programmi pubblici di stimolo. Tuttavia, anche nei periodi migliori, non ci sono opportunità per tutti. Milioni di persone restano disoccupate, spesso invisibili nelle statistiche perché scoraggiate o con barriere all’impiego, specialmente nel caso di chi è disoccupato da lungo tempo.
Un programma di Job Guarantee è aperto e inclusivo: qualunque persona che non riesca a trovare lavoro a un salario di sussistenza potrà accedere a un’opportunità di impiego offerta direttamente dal settore pubblico. Non si basa su incentivi o corsi di formazione – strumenti validi ma non sufficienti – bensì sulla creazione effettiva di posti di lavoro. È un modo diretto per raggiungere chi ne ha più bisogno.
Quali sono i benefici di questo approccio?
Oltre a offrire impiego, la Job Guarantee ha un impatto sociale e umano profondo: previene la perdita di competenze, i problemi psicologici e fisici legati alla disoccupazione, e gli effetti negativi sulle famiglie – come il calo del rendimento scolastico dei figli o lo stress dei partner.
È anche una forma di stabilizzazione economica: il programma cresce quando l’economia rallenta, e si riduce quando il settore privato riprende ad assumere. Offre così una stabilità strutturale al mercato del lavoro. Fissa un livello minimo di salario e diritti, migliorando le condizioni anche nel settore privato.
Come possiamo affrontare efficacemente la disoccupazione di lungo periodo?
Attraverso la Job Guarantee, possiamo prevenire i danni della disoccupazione prolungata. Il programma offre impiego transitorio, formazione, riqualificazione e supporto alla ricollocazione. È un’infrastruttura permanente che consente di intervenire prima che si manifesti una crisi. Pensiamo troppo spesso alla disoccupazione solo quando è già esplosa. Questa invece è una risposta anticipatoria, sistemica e continua.
Come possiamo superare i tradizionali approcci “supply-side” per adottare una visione più ampia come quella della Job Guarantee?
Le politiche orientate all’offerta mirano a migliorare le competenze individuali – attraverso formazione, scrittura del curriculum, credenziali – ma non risolvono il problema della creazione dei posti di lavoro. Nonostante le buone intenzioni, queste politiche non generano nuovi impieghi. Anche le misure che incentivano le aziende all’assunzione si scontrano con un limite: le imprese assumono solo se è redditizio. Non sono progettate per occupare tutti.
La Job Guarantee è la politica che completa il sistema: affianca il settore privato e pubblico e crea i posti di lavoro mancanti. Elimina l’incertezza: assume tutte le persone che si presentano, senza bisogno di grandi politiche pro-crescita o stimoli massicci. È una soluzione più precisa, efficiente e giusta.
Come possono essere combinati investimenti pubblici e innovazione sociale a livello territoriale?
La Job Guarantee è anche una risposta ai bisogni concreti delle comunità. In tutto il mondo, le comunità locali affrontano problemi specifici: crisi climatica, infrastrutture degradate, invecchiamento della popolazione, accesso al cibo sostenibile. Questi bisogni non vengono affrontati pienamente dal settore pubblico né da quello privato.
Le proposte di Job Guarantee più efficaci sono quelle nate dal basso: a livello locale, con il coinvolgimento di stakeholder e cittadini. La Job Guarantee mette in relazione chi ha bisogno di un lavoro con le esigenze sociali del proprio territorio. È una politica che connette bisogni reali e occupazione pubblica utile.
Secondo lei, è possibile un programma europeo di Job Guarantee? Cosa sarebbe necessario per realizzarlo?
Sì, gli esperimenti in Francia, Italia, Austria e altri paesi sono molto importanti: dimostrano che la Job Guarantee è fattibile e può essere implementata rapidamente per rispondere a bisogni locali specifici. A livello europeo, la Job Guarantee potrebbe diventare uno strumento di integrazione sociale ed economica. La piena occupazione e il lavoro dignitoso sono principi già presenti nei trattati europei.
Ciò che manca è un impegno di bilancio condiviso. I singoli Stati possono progettare e gestire i progetti, ma serve un sostegno finanziario stabile, che solo l’Unione Europea può garantire. Il Covid ci ha offerto un esempio: sono stati creati nuovi meccanismi di finanziamento pan-europeo. Ora possiamo fare un passo ulteriore, costruendo un quadro macroeconomico che sostenga davvero le comunità e i territori.
C’è qualcosa che vuole aggiungere in chiusura?
Ogni politica pubblica viene giustificata dicendo che creerà lavoro. Eppure, quando guardiamo i risultati concreti, vediamo che milioni di persone restano senza impiego. Questo mina anche le condizioni di chi un lavoro ce l’ha: genera instabilità, precarietà, salari bassi.
Una Job Guarantee, cioè un’opzione pubblica di accesso garantito al lavoro, è una risposta strutturale. Rafforza il mercato del lavoro, migliora le condizioni anche nel settore privato, e costruisce sicurezza economica per le famiglie e le comunità.